RAMON MORO: "Saudade" è il nuovo album



Ci sono suoni che sembrano arrivare da molto lontano. Non soltanto nello spazio, ma nel tempo. Suoni che portano con sé ombre di paesaggi interiori, tracce di memorie che affiorano lentamente, come immagini viste attraverso una luce incerta. Da questa dimensione sospesa nasce "Saudade", il nuovo album solista di Ramon Moro per Cassis Records.

Un lavoro intimo e rarefatto in cui tromba, flicorno ed elettronica analogica disegnano un paesaggio sonoro fatto di attese, silenzi e risonanze. La musica sembra muoversi come una corrente lenta, attraversata da nostalgia, desiderio e da quella malinconia luminosa che la parola portoghese saudade custodisce da secoli.

Giunto al sesto capitolo della sua ricerca solista, Moro continua a muoversi in una zona di confine difficilmente definibile. La sua tromba non cerca quasi mai il virtuosismo. Piuttosto respira. Appare e scompare. È una presenza fragile che attraversa lo spazio sonoro come una voce lontana, capace di suggerire immagini più che di affermare forme.

Ogni composizione nasce da un lavoro attento e silenzioso sulla scrittura, sul timbro e sul gesto. Alcuni brani portano il nome di figure della mitologia greca - Atena, Eirene, Afrodite - come se queste presenze antiche emergessero per un istante nella musica. Non sono citazioni, ma evocazioni: simboli di bellezza, armonia e della forza archetipica del femminile.

Al centro dell’album si trova "Tatreez", uno dei momenti più intensi del disco. Il brano nasce da un lavoro di ascolto e ricerca intorno alla chiamata alla preghiera islamica. Moro ne raccoglie la linea melodica, quella voce che attraversa quotidianamente le città del mondo musulmano invitando alla preghiera, e la trasporta sulla tromba trasformandola in un gesto strumentale raro e carico di risonanze spirituali. Sotto la melodia si intrecciano frammenti del canto dei muezzin che creano un tessuto sonoro sospeso tra distanza e memoria. Il titolo rende omaggio al Tatreez, l’antica arte del ricamo palestinese riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, simbolo di identità e continuità culturale.

Il disco si apre con "See You Soon", una breve epifania sonora nata da un piccolo video realizzato dallo stesso Moro. Le immagini raccontano un frammento di vita semplice in cui appare Lola, la cagnolina che ha condiviso con l’artista dieci anni di vita. Il brano è una dedica al legame profondo che può nascere tra un essere umano e un animale, fatto di presenza quotidiana e silenziosa complicità. Nell’immagine compare una linea rossa che richiama la leggenda giapponese del filo rosso del destino, secondo cui gli esseri destinati a incontrarsi restano legati per sempre da un filo invisibile che non può spezzarsi. Il titolo diventa così un saluto sospeso e una promessa.

Nel corso dell’album tromba e flicorno si muovono dentro un paesaggio sonoro ampio e quasi immobile, sostenuto da riverberi profondi e sottili manipolazioni analogiche. Più che appartenere a una scena precisa, la musica di Moro sembra dialogare con un immaginario più ampio. Nella sua sensibilità convivono l’intensità drammatica della grande tradizione sinfonica europea, da Šostakovič a Mahler fino alla tensione visionaria di Wagner, insieme alla forza emotiva delle melodie di Chopin. A queste radici si affianca anche un’energia più oscura e contemporanea che richiama l’immaginario del black metal e contribuisce a dare alla musica profondità e densità emotiva.

Come racconta lo stesso Ramon Moro: “La saudade è un sentimento complesso: malinconia, nostalgia, solitudine romantica, desiderio intenso di qualcosa che non c’è ma che si conosce. È un dolce star male. Ho provato a raccontarlo non con le parole, ma con il suono.”

Così Saudade si dispiega come un viaggio lento e quasi cinematografico. Un album che sembra accompagnare un film invisibile, fatto di paesaggi interiori, silenzi e visioni che emergono con calma dall’ascolto come ricordi che tornano a galla dal fondo del tempo.

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